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specialista in medicina e cure palliative

Guida completa e aggiornata sulla Specializzazione in Cure palliative

Le informazioni più utili e le opinioni sulla Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure palliative. Leggi l'approfondimento per capire se questa specializzazione è quella giusta per te.
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Indice

Ti interessa la Scuola di Specializzazione in Cure palliative? In questa guida troverai tutte le informazioni utili per orientarti nel percorso formativo e capire se è la scelta giusta per te.

Le Cure palliative sono la disciplina che si occupa della presa in carico globale della persona affetta da patologie croniche evolutive e inguaribili, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del paziente e della sua famiglia. L’approccio palliativo si concentra sul controllo del dolore e degli altri sintomi fisici, sulla gestione della sofferenza psicologica, sociale e spirituale, e sul rispetto della dignità e dell’autonomia della persona nelle fasi avanzate della malattia. Le Cure Palliative trovano applicazione in ambito oncologico e non oncologico, includendo patologie neurologiche, cardiologiche, respiratorie e degenerative.

Il medico specialista in Cure palliative svolge un ruolo centrale nella valutazione multidimensionale del paziente: imposta strategie terapeutiche personalizzate per il controllo dei sintomi, coordina l’assistenza clinica nei diversi setting (ospedale, hospice, domicilio), supporta il paziente e i familiari nei processi decisionali e lavora all’interno di un’équipe multiprofessionale che comprende infermieri, psicologi, assistenti sociali e altre figure sanitarie. L’attività si sviluppa tra assistenza clinica diretta, continuità delle cure e integrazione con i servizi territoriali.

In questa guida scoprirai come è organizzata la Scuola di Specializzazione in Cure palliative, quali competenze sviluppa lo specializzando, quali attività cliniche e professionalizzanti svolge e quali prospettive professionali offre.

Troverai inoltre informazioni aggiornate su durata, sedi, posti disponibili, piano di studi, rete formativa e attività professionalizzanti della scuola.

Infine, potrai consultare opinioni e testimonianze e scoprire quali sono le migliori Scuole di Specializzazione in Cure palliative in Italia.

Continua a leggere la guida completa alla Specializzazione in Cure palliative di Secret SSM.

Cure palliative: la specializzazione

Il giovane medico che aspira a specializzarsi in Medicina e Cure palliative deve acquisire 240 CFU.

La frequenza è obbligatoria. L’impegno orario è pari a 38 ore settimanali.

Lo specializzando ha diritto ad assenze, malattia e maternità.

Dopo aver superato la prova dell’ultimo anno di corso, lo specializzando deve sostenere la prova finale, che consiste nella discussione della tesi di specializzazione. L’argomento di tesi è proposto dallo specializzando in uno dei settori scientifici disciplinari inclusi nel Regolamento Didattico e prevede la guida di un relatore. La prova è valutata in centodecimi.

Quanto dura la Specializzazione in Cure palliative

La durata della Specializzazione in Cure palliative è di quattro anni.

Specializzazione in Medicina e Cure palliative: posti

Il numero di posti per la specializzazione in Cure palliative è:

  • 2025, 155 contratti statali, 7 regionali, 3 riservati a esigenze del SSN;
  • 2024, 161 contratti statali, 9 regionali, 2 riservati a esigenze del SSN.

Secondo i dati forniti da Anaao, nel 2025 su 165 contratti banditi non ne sono stati assegnati 101, il 61%.

Consulta la nostra analisi statistica sulle assegnazioni 2025 per avere tutti i dati di cui hai bisogno per scegliere la tua scuola.

Dove specializzarsi in Cure palliative

Nel 2025 le Scuole di Specializzazione in Medicina e Cure palliative in Italia sono state 26.

  • Bari, 6 posti totali
  • Bologna, 8 posti totali
  • Brescia, 7 posti totali
  • Cagliari, 6 posti totali
  • Campania “L. Vanvitelli” – 6 posti totali
  • Catanzaro, 5 posti totali
  • Chieti-Pescara, 3 posti totali più uno riservato a esigenze del SSN
  • Cattolica del Sacro Cuore, 7 posti totali
  • Ferrara, 5 posti totali
  • Firenze, 8 posti totali
  • Foggia, 4 posti totali
  • Genova, 7 posti totali
  • L’Aquila, 5 posti totali
  • Milano, 12 posti totali
  • Milano Bicocca, 6 posti totali
  • Modena e Reggio Emilia, 4 posti totali
  • Napoli Federico II, 5 posti totali
  • Padova, 9 posti totali
  • Palermo, 6 posti totali
  • Pavia, 4 posti totali
  • Politecnica delle Marche, 5 posti totali
  • Roma “La Sapienza” Fac. M-O/F-M, 5 posti totali
  • Roma “Tor Vergata”, 4 posti totali
  • Trieste, 9 posti totali più uno riservato a esigenze del SSN
  • “Campus Bio-Medico” di Roma, 5 posti totali
  • Verona, 11 posti totali

Piano di studi di Medicina e Cure palliative

La Scuola di Specializzazione in Medicina e Cure Palliative, istituita con il Decreto Interministeriale del 28 settembre 2021, n. 1109 1, segna il riconoscimento accademico della disciplina.

Il percorso trasforma la medicina palliativa da competenza accessoria a specializzazione primaria, formando medici dedicati fin dal principio alla gestione della complessità nei malati in fase avanzata, integrando clinica, bioetica e scienze umane.

Programma didattico

La Scuola forma un “manager della cronicità” capace di integrare competenze cliniche avanzate (controllo sintomi, terapia del dolore) con skills gestionali ed etiche. Il confronto tra i piani di studio rivela due filoni: una più internistica-integrata e una più anestesiologica-interventistica (Verona), entrambe convergenze verso la creazione di un professionista versatile per il SSN.

L’analisi mostra approcci differenti nella distribuzione dei settori scientifico-disciplinari (SSD), pur rispettando l’ordinamento nazionale:

  • Primo anno: tronco comune e fondamenta internistiche. Focus sul “Tronco comune medicina interna” e “Medicina e cure palliative 1” con l’inserimento precoce della Statistica Medica per l’EBM oppure un approccio analitico con forte peso di Anestesiologia, Medicina Interna e Oncologia, indicando un orientamento precoce verso la terapia del dolore e l’interventistica.
  • Biennio centrale (2° e 3° anno): Il Core specialistico. Corsi annuali unici in Medicina e cure palliative, integrati da moduli specifici di Filosofia morale, Igiene e Psicologia clinica oppure discipline distinte con una preponderanza di Anestesiologia e moduli specialistici chirurgici (es. Maxillo-facciale, ORL) per la gestione delle complicanze locali.
  • Quarto anno: autonomia e ricerca. Attività clinica professionalizzante affiancata da Diagnostica per immagini e Chirurgia generale oppure consolidamento clinico e ampio spazio alla prova finale.

Obiettivi formativi

Il curriculum formativo è strutturato in più aree:

  • Traiettorie di malattia e cronicità. Studio delle diverse evoluzioni cliniche: declino rapido (oncologico), intermittente (insufficienza d’organo) o prolungato (fragilità/demenza), per identificare il momento opportuno per la rimodulazione delle cure;
  • Controllo del dolore e dei sintomi. Area tecnica che copre la fisiopatologia del dolore, la rotazione degli oppioidi, l’uso di adiuvanti e la gestione di sintomi refrattari come dispnea e delirium;
  • Aspetti psicosociali, spirituali e comunicativi. Acquisizione di protocolli di comunicazione (es. cattive notizie), gestione del colloquio, screening dei bisogni spirituali e supporto al lutto (anticipatorio e post-mortem);
  • Etica, legislazione e Medicina Legale. Approfondimento della Legge 38/2010 e 219/2017 (DAT), bioetica clinica (proporzionalità delle cure, sedazione palliativa);
  • Management e Business Intelligence. Competenze gestionali per l’amministrazione di budget, analisi dei flussi dati (Big Data) e organizzazione delle risorse umane per prevenire il burnout.

Rete formativa

La formazione avviene in una rete diffusa che rispecchia i diversi setting di cura:

  • ospedale, consulenze e gestione acuti (simultaneous care);
  • hospice, gestione intensiva del fine vita e residenzialità;
  • domicilio (UCP), assistenza complessa a casa del paziente;
  • terzo settore, collaborazione con organizzazioni non-profit.

Sono previste rotazioni obbligatorie tra i nodi della rete, anche interregionali, per esporre lo specializzando a diversi modelli organizzativi e regionali.

Ricerca

La ricerca è essenziale per validare le pratiche cliniche in un ambito complesso. Insegnamenti dedicati (es. “Metodologia della ricerca” a Milano) affrontano le sfide del settore: alto tasso di attrition (decessi durante gli studi), questioni etiche sul consenso e misurazione di outcome soggettivi.

I filoni principali includono studi osservazionali farmacologici, Health Services Research e l’uso di tecnologie digitali e Big Data per il monitoraggio dei sintomi.

Specializzazione in Medicina e Cure palliative: opinioni

Pro

  • Centralità della relazione: è l’unica specializzazione che strutturalmente garantisce il tempo per l’ascolto e la relazione profonda con il paziente e la famiglia, riducendo la frustrazione tipica della medicina “frettolosa” moderna.
  • Disoccupazione inesistente: la carenza cronica di specialisti garantisce l’impiego immediato post-specializzazione.
  • Potere contrattuale: nel settore privato/no-profit, la scarsità di specialisti permette spesso di negoziare condizioni economiche competitive rispetto al pubblico.
  • Work-Life balance: rispetto a specialità come Chirurgia o Medicina d’Urgenza, i ritmi in hospice sono generalmente più programmati e meno frenetici, permettendo una gestione migliore del tempo libero, pur mantenendo l’impegno della reperibilità.
  • Acquisizione di competenze trasversali: Si diventa “super-specialisti” nella gestione dei sintomi complessi (dolore, dispnea, delirium) e si acquisiscono soft skills di che sono spendibili e ricercate in qualsiasi altro ambito medico.

Contro

  • Impatto emotivo e Burnout: il contatto quotidiano con la morte e la sofferenza estrema espone al rischio di esaurimento emotivo, “fatica da compassione” e alessitimia (difficoltà a gestire le proprie emozioni) se non supportati da una supervisione psicologica adeguata.
  • Stigma e percezione di “Serie B”: sussiste ancora un pregiudizio culturale (sia tra i colleghi che nel pubblico) che vede il palliativista come il “medico della morte” o come colui che “ha smesso di curare”. Questo può pesare sull’autostima professionale di chi cerca riconoscimento sociale immediato.
  • Fragilità accademica e organizzativa: essendo scuole di recente istituzione soffrono di eterogeneità: alcune sedi hanno reti formative eccellenti, altre sono ancora disorganizzate o troppo dipendenti da reparti di Medicina Interna generica, con scarsa presenza di professori ordinari specifici della materia.
  • Il dato delle iscrizioni: l’alto tasso di contratti non assegnati crea un circolo vizioso reputazionale, facendo percepire la scuola come una “scelta di ripiego per chi non entra in specialità più ambite, scoraggiando talvolta i candidati più brillanti.
  • Frustrazione nel ruolo di consulente: in ambito ospedaliero, il palliativista deve spesso lottare per vedere i pazienti precocemente (Simultaneous care). C’è il rischio di essere chiamati dagli oncologi solo nelle ultimissime ore di vita, rendendo difficile applicare un vero percorso di cure palliative.

Punteggio minimo Specializzazione in Cure palliative

Nel 2025 il punteggio minimo per accedere alla Scuola di Specializzazione in Cure palliative, alla prima assegnazione è risultato compreso tra:

  • 86,75 punti a Verona, 7.149° posto
  • 13,75 punti a Foggia, 15.854° posto

Per tutti i punteggi SSM di Cure palliative e delle altre scuole, clicca su punteggi minimi SSM 2025.

Medico palliativista: cosa fa

Il medico palliativista si occupa della presa in carico globale delle persone affette da malattie croniche evolutive e inguaribili, con l’obiettivo di migliorare la qualità di vita del paziente e dei suoi familiari. Il suo intervento non è limitato alle fasi terminali della malattia, ma può iniziare precocemente, in parallelo alle terapie causali, quando il carico sintomatologico o assistenziale diventa rilevante.

L’attività del palliativista è centrata sulla valutazione e sul trattamento del dolore e degli altri sintomi complessi, come dispnea, nausea, astenia, ansia, depressione, delirium e sofferenza esistenziale. A questa dimensione clinica si affianca l’attenzione agli aspetti psicologici, sociali e relazionali della malattia, con particolare cura della comunicazione, del supporto decisionale e del rispetto dei valori e delle volontà della persona assistita. Il palliativista lavora quindi su un modello di medicina fortemente personalizzato, orientato alla dignità e alla continuità delle cure.

Dal punto di vista operativo, il medico palliativista agisce in diversi contesti assistenziali: ospedale, hospice, domicilio e strutture residenziali. In ciascun setting coordina e integra l’intervento di un’équipe multiprofessionale composta da infermieri, psicologi, assistenti sociali, fisioterapisti e, quando necessario, altri specialisti. Il lavoro di rete con i servizi territoriali e con i reparti ospedalieri è una componente essenziale della pratica palliativa.

Le Cure palliative comprendono al loro interno ambiti di specializzazione e aree di competenza specifiche. Un primo grande settore è rappresentato dalle Cure Palliative oncologiche, che riguardano la gestione dei pazienti con neoplasie avanzate, con particolare attenzione al dolore oncologico, ai sintomi correlati alle terapie e alle complicanze della malattia. Accanto a questo si è sviluppato in modo significativo il campo delle Cure Palliative non oncologiche, che coinvolge pazienti con insufficienze d’organo avanzate, malattie neurodegenerative, patologie respiratorie e cardiache croniche, condizioni di fragilità complessa e multimorbilità.

Un’ulteriore area di specializzazione è quella delle Cure Palliative pediatriche, dedicate a bambini e adolescenti con patologie inguaribili o ad alta complessità assistenziale. In questo ambito il palliativista deve integrare competenze cliniche avanzate con una particolare sensibilità comunicativa e relazionale, lavorando a stretto contatto con la famiglia e con i servizi educativi e sociali.

All’interno della pratica palliativa esistono inoltre competenze avanzate nella terapia del dolore e nella gestione dei sintomi refrattari, che possono includere procedure invasive, terapie farmacologiche complesse e, nei casi selezionati, la sedazione palliativa. Queste attività richiedono una formazione specifica e una stretta collaborazione con anestesisti, terapisti del dolore e altri specialisti.

Specializzando in Cure palliative: stipendio

Quanto guadagna uno specializzando in Cure palliative? Lo stipendio degli specializzandi è uguale, indipendentemente dalla scuola frequentata, almeno fino al 2024/25. Infatti, dal 2025/26 per le 20 scuole meno attrattive è previsto un aumento maggiore rispetto a quello previsto per tutte le altre scuole. Medicina e Cure palliative è fra queste.

Per approfondire, leggi qual è lo stipendio di uno specializzando.

Quindi, al momento, lo stipendio netto dello specializzando in Medicina è pari a:

  • 1652,29 euro al mese per i primi due anni di specializzazione;
  • 1718,35 euro al mese per gli anni successivi.

Quanto guadagna un medico palliativista

In Italia, la retribuzione di un medico specializzato in Cure Palliative è sostanzialmente allineata a quella degli altri medici specialisti e varia in modo significativo a seconda che si lavori nel settore pubblico o nel privato. Nel Servizio Sanitario Nazionale, il palliativista è inquadrato come dirigente medico e percepisce una retribuzione annua lorda mediamente compresa tra 70.000 e 100.000 euro, determinata dal CCNL, dall’anzianità di servizio e dalle indennità accessorie (turni, guardie, incarichi). Questo si traduce in una retribuzione mensile lorda di circa 5.800–8.300 euro, che corrisponde a una retribuzione mensile netta indicativa tra 3.500 e 5.000 euro, a seconda della fascia fiscale e della regione.

Nel settore privato o in regime libero-professionale, la variabilità è maggiore: il reddito dipende dal tipo di struttura (hospice privato, clinica, cooperativa, assistenza domiciliare), dal volume di attività e dalle convenzioni attive. In questo contesto, un medico palliativista può raggiungere una retribuzione annua lorda compresa orientativamente tra 60.000 e oltre 120.000 euro, con una retribuzione mensile lorda tra 5.000 e 10.000 euro o più; il netto mensile, al netto di tassazione e costi professionali, si colloca in genere tra 3.000 e 7.000 euro, con ampi margini di oscillazione.

Nel complesso, pur non esistendo tabelle stipendiali specifiche per le Cure Palliative, la specializzazione garantisce una stabilità economica comparabile alle altre discipline mediche ospedaliere, con maggior prevedibilità nel pubblico e maggiore potenziale di variabilità nel privato.

Sbocchi professionali

I principali sbocchi lavorativi per un medico specializzato in Cure Palliative riflettono la natura trasversale e fortemente integrata di questa disciplina, che opera tra ospedale, territorio e assistenza domiciliare. La maggior parte delle opportunità professionali si colloca all’interno del Servizio Sanitario Nazionale, ma esistono spazi rilevanti anche nel settore privato e nel terzo settore.

Nel settore pubblico, il palliativista trova impiego come dirigente medico nei servizi di Cure Palliative territoriali, che comprendono l’assistenza domiciliare specialistica e il coordinamento della rete locale. Un altro sbocco centrale è rappresentato dagli hospice pubblici, dove il medico si occupa della gestione clinica dei pazienti ricoverati, del controllo dei sintomi complessi e del lavoro di équipe multiprofessionale.

In ambito ospedaliero, il palliativista può operare nei reparti di Cure Palliative o come consulente palliativista trasversale, affiancando altri reparti – in particolare oncologia, medicina interna, geriatria e neurologia – nella gestione dei pazienti con elevato bisogno assistenziale.

Nel settore privato e accreditato, le opportunità includono hospice privati, strutture sanitarie convenzionate e cooperative che gestiscono servizi di assistenza domiciliare palliativa. In questi contesti il medico può lavorare come dipendente o come libero professionista, con un’attività spesso focalizzata sulla continuità delle cure e sulla presa in carico a lungo termine del paziente e della famiglia.

Un ambito specifico è quello delle Cure Palliative pediatriche, che offre sbocchi professionali in centri specializzati, ospedali pediatrici e servizi territoriali dedicati, richiedendo competenze cliniche e relazionali particolarmente avanzate. Esistono inoltre possibilità di inserimento nei servizi di terapia del dolore e di gestione dei sintomi complessi, spesso in collaborazione con anestesisti e altri specialisti.

Accanto all’attività clinica, alcuni medici specializzati in Cure Palliative intraprendono percorsi in ambito formativo, di ricerca o organizzativo, contribuendo alla formazione del personale sanitario, allo sviluppo dei modelli di rete palliativa e alla programmazione dei servizi sanitari.

Come prepararsi al concorso SSM

Superare il test SSM non è difficile, dato il numero di contratti disponibili. La vera difficoltà consiste nel conseguire il punteggio sufficiente per entrare nella scuola e nella sede desiderate.

Pertanto, più alto è il punteggio ottenuto al Concorso di Specializzazione Medicina, maggiori sono le possibilità di raggiungere il proprio obiettivo.

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